Il Secondo Pilastro – La Preghiera

Le preghiere del Musulmano sono uno dei tanti atti di adorazione dell’Islām; esse sono la rappresentazione esteriore della fede in Allāh del Musulmano. La preghiera è anche la prova concreta dell’obbedienza agli ordini di Allāh e, in quanto tale, essa viene eseguita quotidianamente[1]; in tal modo il Musulmano non può mai cadere nell’oblìo di Colui Che l’ha creato e gli ha donato tutto ciò che egli riesce a vedere ed osservare su questa terra – beni che sono stati a lui sottomessi, affinché egli li utilizzi e ne tragga beneficio. Allāh ha detto:

E vi ha sottomesso tutto quello che è nei cieli e sulla terra: tutto [proviene] da Lui. In verità in ciò vi sono segni per coloro che riflettono. [Corano, Sura Al-Jāthiyah, La Genuflessa, 45:13]

Poiché l’essere umano è stato creato con lo scopo di adorare Allāh, deve quindi esistere un modo per eseguire gli atti dell’adorazione – non avrebbe senso altrimenti – e questa è la ragione per cui la preghiera del Musulmano è costituita da azioni fisiche: ovvero un numero di diverse posizioni, in cui egli rimane in posa eretta, si inchina e si prosterna. Essi rappresentano un segno di umilità, gratitudine ed obbedienza.

Quando il Musulmano è di fronte alla qiblah (la direzione della preghiera), è anche consapevole del fatto che deve allontanare dal suo cuore ogni altra cosa eccetto Allāh, l’Unico Vero Dio. Quando si regge in piedi di fronte ad Allāh, con le braccia e le mani incrociate sul petto, è un segno di umiltà e sottomissione nei confronti di Allāh, l’Unico Vero Dio. In questa posizione egli si ricorda anche del Giorno del Giudizio, nel quale dovrà presentarsi e rispondere delle proprie azioni.

Quando si inchina e si prosterna davanti ad Allāh, è segno della propria inferiorità ed obbedienza a Dio. Significa anche riconoscere le proprie mancanze e debolezze nei confronti del Dio Onnipotente, che è il Perfetto. Mentre è in questa posizione il Musulmano dice: “Gloria al mio Signore, il Sublime”.

In seguito, quando si prosterna, appoggiando i suoi nobili arti per terra, è la prova ultima ed il risultato finale della sua umiltà; in questa posizione, egli dice: “Gloria al mio Signore, l’Altissimo”. Durante la prosternazione il Musulmano riporta le proprie membra al loro posto di origine: la polvere da cui sono state create.

Per tutta l’umanità – per il nero e per il bianco, per il ricco e per il povero, per il potente e per l’indifeso, per il datore di lavoro e per l’impiegato – la preghiera, pertanto, diventa un modo costante di ricordarsi di Allāh, l’Unico Vero Dio, Creatore e Signore, e di ricordarsi del fatto che nessun uomo ha né privilegi, né benefici – siano essi di tipo economico, di potere o di posizione sociale – eccetto quelli provenienti da Allāh, rendendo quindi nulla ogni ragione alla base di atteggiamenti arroganti o prepotenti di un individuo nei confronti di un altro. I Musulmani, inoltre, riconoscono l’estrema dipendenza nei confronti di Allāh per tutte le proprie necessità.

Le cinque orazioni quotidiane recano enormi benefici, sia all’individuo che alla società in generale. Una pulizia di tipo fisico è assicurata per tutto l’arco della giornata attraverso l’esecuzione delle abluzioni[2] prima della preghiera. Nell’Islām viene dato molto risalto all’igiene personale; il Profeta Muḥammad –pace e benedizioni su di lui- disse: “La pulizia è metà della fede [di una persona]”. (Riportato da Muslim)

Inoltre attraverso la pratica della preghiera, ad orari specifici ed in congregazione (pregando collettivamente in moschea, dove tutti i Musulmani si allineano in file ordinate e dove le spalle ed i piedi sono adiacenti a quelli della persona di fianco), il Musulmano impara ad essere puntuale, a sviluppare e mantenere il senso del dovere, l’autodisciplina, l’autocontrollo, la pazienza, l’efficienza e a costruire il proprio carattere.

Fare la stessa cosa cinque volte al giorno potrebbe sembrare ripetitivo e diventare piuttosto noioso; ma ciò non è assolutamente vero, in quanto la preghiera non è costituita semplicemente da azioni. Infatti il Musulmano dialoga con Allāh durante tutta la sua durata, mentre è in piedi, inchinato o prosternato: parla con Colui Che l’ha creato e modellato partendo da una semplice goccia di sperma per arrivare all’essere umano adulto che possiede la vista, l’udito e la capacità di comprendere.

Di’: “Egli è Colui Che vi ha creati e vi ha dato l’udito, gli occhi e i cuori. Quanto poco Gli siete riconoscenti!” [Corano, Sura Al-Mulk, La Sovranità, 67:23]

Di conseguenza questo ricorda al Musulmano le sue umili origini e allo stesso tempo, mentre è in piedi davanti al suo Signore, egli prova un sentimento di amore, speranza e timore.

Ogni volta che esegue la preghiera la sua fede ed il suo credo nell’Unico Vero Dio aumentano e si rafforzano grazie a questi sentimenti, che sono il risultato delle parole e delle azioni dell’orazione.

La preghiera non solo aiuta l’individuo nella formazione della propria personalità, ma contribuisce anche alla costruzione dell’intera struttura a capo dell’organizzazione della comunità e della disciplina sociale. La quotidianità dell’orazione mantiene questa organizzazione viva ed attiva, impedendole di diventare inefficiente.

Ecco perché la preghiera in congregazione è obbligatoria: questo riunirsi di tanti singoli Musulmani a cadenza regolare aiuta a formare un ‘centro comunitario’. Quando i Musulmani si ritrovano in moschea, vengono tutti con un obiettivo comune; questi sentimenti creano in loro un senso di unione, nonostante le differenze di razza, lingua, colore o nazionalità. Un forte sentimento di fratellanza viene pertanto mantenuto vivo con la pratica delle cinque preghiere quotidiane.

Alcuni altri benefici ottenuti con le cinque orazioni giornaliere eseguite in congregazione sono: aiuto reciproco e cooperazione, uguaglianza e fraternità, tolleranza ed unità, rispetto dei diritti altrui, amore, affetto e armonia. Inoltre la preghiera impedisce al Musulmano di commettere atti ingiusti o deplorevoli, come Allāh ha detto:

In verità l’orazione preserva dalla turpitudine e da ciò che è riprovevole. [Corano, Sura Al-‘Ankabūt, Il Ragno, 29:45]

Vi sono molte altre occasioni e circostanze in cui la preghiera viene eseguita in comunità, oltre alle cinque giornaliere. Come la preghiera settimanale del venerdì, che è considerata una forma di festività minore: in questa occasione il Musulmano si lava e indossa i vestiti della festa, e tutti sono incoraggiati a partecipare a questa orazione, poiché verrà prima tenuto un piccolo sermone, utile a ricordare ai Musulmani i propri doveri.

Poi ci sono le preghiere delle due ‘Īd[3], due giornate di celebrazioni e gioia, in cui alla mattina presto viene eseguita un’orazione supplementare a cui tutti i Musulmani sono fortemente spronati a partecipare insieme alle loro famiglie. In queste occasioni essi si incontrano, si scambiano i saluti e si recano in visita a casa gli uni degli altri.

I Musulmani inoltre eseguono la preghiera in congregazione anche in occasione di un’eclisse, sia lunare, che solare. L’eclisse è uno dei segni di Allāh, l’Unico Vero Dio, più impressionanti; è un evento spaventoso e che incute un timore reverenziale ed è per questo motivo che essi svolgono la preghiera nel momento in cui questo fenomeno è in corso. I Musulmani non credono che l’eclisse sia segno di presagio, né associano ad essa nessun tipo di superstizione, come invece succedeva nel passato e ancora succede oggi. Semplicemente lo ritengono uno dei chiari segni della potenza di Allāh e pertanto eseguono la preghiera in questa occasione per riconoscere questo fatto.

Un’altra occasione di orazione collettiva si ha durante i lunghi periodi di siccità, quando i Musulmani eseguono la preghiera per la pioggia in uno spazio aperto. Essi implorano ed invocano Allāh, Colui Che manda i venti e le piogge, affinché li benedica e faccia cadere acqua dal cielo. Questo succede in periodi in cui il loro sostentamento potrebbe essere a rischio, pertanto, condividendo una preoccupazione comune, essi intraprendono insieme questa preghiera. Ancora una volta, questo essere insieme instilla tra la gente un sentimento di fraternità e di assistenza e considerazione reciproche.

La morte è una realtà inevitabile e, in questa circostanza, viene eseguita la preghiera funebre. La partecipazione al funerale del defunto e l’esecuzione dell’orazione durante la cerimonia è uno dei tanti diritti che il Musulmano ha nei confronti di un altro Musulmano. Essi si radunano tutti e prendono parte a questa preghiera spinti da un senso di rispetto e responsabilità e, successivamente, assistono alla sepoltura. Questo ricorda loro che anch’essi verranno sepolti, per poi essere resuscitati e rispondere delle proprie azioni. Ciò li aiuta a non perdere di vista lo scopo principale della loro vita e a non lasciarsi trascinare irrefrenabilmente dai piaceri terreni.

Di conseguenza, si può notare come, nell’Islām, la preghiera sia connessa con ogni aspetto della vita del Musulmano e della comunità islamica. Quando l’individuo sa che l’umanità è stata creata allo scopo di adorare Allāh, l’Unico Vero Dio, diventa quindi logico il fatto che la preghiera assuma un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni, aiutando i Musulmani a compiere i propri doveri nei confronti del loro Creatore e Signore, ad instaurare sentimenti di amore ed affetto reciproci, spronandoli a chiedere aiuto per le necessità quotidiane sia personali che della comunità, ma anche aiutandoli a ricordarsi sempre di ciò che verrà – l’Aldilà.


[1] Le cinque preghiere quotidiane vengono effettuate all’alba, immediatamente dopo mezzogiorno, nel tardo pomeriggio, al tramonto e di sera (un paio d’ore dopo il tramonto).
[2] Le abluzioni consistono nel lavaggio delle mani, della faccia, della bocca, del naso, delle braccia fino ai gomiti, del passaggio delle mani umide sul capo e del lavaggio dei piedi e delle caviglie.
[3] Con il termine ‘Īd viene indicato un giorno di festa. I musulmani hanno due giorni di ‘Īd nel loro calendario: il primo è chiamato ‘Īd-ul-Fiṭr e segna la fine del mese del digiuno, Ramaḍān; il secondo, conosciuto come ‘Īd-ulAḍḥā, commemora la fine dei rituali del pellegrinaggio che, in origine, furono eseguiti dal Profeta Ibrāhīm (Abramo, la pace sia su di lui) alla Mecca.


© Edizioni Lo Scaffale Islamico

Traduzione italiana a cura di Marianna, revisione a cura di Abu Khadija al-Jazeeri e Um Abder-Rahman, controllo linguistico a cura di Umm Yaḥya ‘Aisha e controllo ortografico a cura di Eleonora e Federica.
Titolo originale: “The Second Pillar: Prayer in the life of a Muslim
Autore: Abu Iyaad As-Salafi
Fonte: www.salafipublications.com